Le donne di Raffaello, un Casanova del Rinascimento

Stando alle parole del primo grande storico dell'arte Giorgio Vasari, Raffaello era «persona molto amorosa et affezzionata alle donne, e di continuo presto ai servigi loro», un tombeur de femme talmente ossessionato dal gentil sesso che «continuò fuor di modo i piaceri amorosi» finché questi non lo portarono, neppure quarantenne, alla tomba. La cronaca del Vasari racconta infatti che una volta l'artista «disordinò più del solito» e tornò a casa con una terribile febbre: i dottori ignari delle sue prodezze amorose pensarono che «fosse riscaldato; onde [...] gli cavarono sangue; di maniera che indebilito si sentiva mancare, là dove egli aveva bisogno di ristoro». La storia della morte di Raffaello in realtà non è molto convincente, quasi ritagliata apposta addosso alla sua fama di Casanova del Rinascimento, probabilmente la causa fu una polmonite fulminante; è però indubbio che furono molte le conquiste dal pittore, soprattutto durante i suo anni romani, quando affrescava le Stanze Vaticane per volere di papa Giulio II con capolavori quali La scuola di Atene o La liberazione di San Pietro: donne sedotte dal suo fascino d'artista, dal suo savoir faire e da quei sonetti amorosi composti da egli stesso, con versi sensuali come «tal che tanto ardo, che né mar né fiumi spegnar potrian quel foco».

Due sono le amanti più celebri di Raffaello, che il maestro ritrae anche in alcune sue opere: stiamo parlando di Divina Imperia e di Margherita Luti. La prima era nientemeno che la cortigiana più richiesta della Roma del primo Cinquecento, figlia illegittima di un maestro di cerimonie pontificio e dal padre allevata secondo i precetti della buona educazione aristocratica: una prostituta sì, ma i cui modi e la cultura raffinata le assicurarono la migliore clientela della città, tra cui poeti, umanisti, nobili, fino ad Agostino Chigi, il principale banchiere dell'epoca. Divina, al secolo Lucrezia, fece invaghire anche il grande pittore, che la frequentò in particolar modo mentre affrescava la nuova villa che il potente uomo d'affari e mecenate aveva fatto costruire sulle rive del Tevere, la futura Farnesina. La leggenda vuole che Raffaello non solo la raffigurò nelle vesti di Psiche e di Galatea sulle pareti della villa, ma giunse persino a minacciare di abbandonare l'opera se non avesse avuto la Divina al suo fianco durante il lavoro.

Se quella per la bellissima cortigiana fu una passione passeggera, la relazione con Margherita Luti durò per diversi anni e anzi a parere di alcuni fu l'unico e vero amore dell'artista urbinate. Sembra che la Luti fosse figlia di un fornaio romano, da cui il soprannome Fornarina, e che Raffaello l'avesse vista per la prima volta mentre la ragazza, nuda, stava facendo un bagno nel Tevere: inutile dire che ne rimase folgorato e si innamorò perdutamente della splendida fanciulla. Vera o no che sia la storia, divenne un'ossessione per il pittore che, nonostante le sue numerose scappatelle, rimase in qualche modo fedele alla sua fiamma. Per lo meno idealmente e artisticamente, dal momento che, se l'identificazione è corretta, Margherita compare in alcuni delle sue opere più conosciute: in primo luogo nell'enigmatica Fornarina, dal seno nudo, con un turbante e una perla sulla testa; poi ne La Velata di Palazzo Pitti, dal contegno impeccabile e ancora con una perla tra i capelli; quindi in alcune straordinarie figure religiose, come la Madonna della seggiola, la Madonna Sistina e infine la donna inginocchiata nel suo ultimo grande capolavoro, la Trasfigurazione. Opere realizzate nel corso degli anni, come a suggerire per l'appunto una devozione lunga quanto la breve vita di Raffaello, che per qualche studioso romantico venne coronata dal matrimonio, immortalato sottilmente nella Fornarina da quell'anello all'anulare sinistro della mano della ragazza.

 

Per conoscere meglio l'arte di Raffaello guarda il racconto di Vincenzo Farinella