Questo sito utilizza dati statistici sulla navigazione installati da terze parti autorizzate, rispettando la privacy dei tuoi dati personali e secondo le norme previste dalla legge. Continuando a navigare su questo sito accetti il servizio e gli stessi cookie.

Arendt e Heidegger: un amore difficile

L'amore è cieco e la filosofia non aiuta a vederci meglio. Così potrebbe essere sintetizzata la storia d'amore fra due grandi intellettuali del secolo scorso, agli antipodi per il loro pensiero e le vicende biografiche, ma nonostante ciò legati dall'amore e da una mutua ammirazione: lei Hannah Arendt, studiosa e feroce avversaria dei totalitarismi, ebrea tedesca costretta a fuggire dal regime nazista, lui Martin Heidegger, uno dei padri dell'esistenzialismo moderno, sostenitore del Reich hitleriano.

Quando incontra Martin Heidegger, Hannah Arendt ha appena diciannove anni. Lui ne ha trentasei, è sposato e ha due figli. Poco dopo il loro primo incontro, nel 1925, il filosofo scrive alla sua allieva che il demone dell’innamoramento si è impossessato di lui. Sono gli anni in cui Heidegger scrive Essere e tempo e per il grande impegno sa di non potersi dedicare alla giovane. Hannah Arendt è ancora una studiosa in erba, ma la visione che andrà sviluppando nei decenni successivi rivelerà una grande distanza dalla linea del pensiero heideggeriano.

Se Heidegger vede nell’«essere-per-la-morte» il senso ultimo dell’esistenza, lo sguardo di Arendt è invece tutto proteso verso la nascita, l’evento che fonda l’unicità di ognuno. Secondo la filosofa, il pensiero di Heidegger porta al “solipsismo”, alla separazione dell’essere umano da tutti i suoi simili, perché la morte, la fine dell’Esserci, lo isola in se stesso. Tutta la filosofia di Hannah Arendt sarà invece ispirata al senso dell’agire collettivo.

La prima fase della relazione tra i due si interrompe nell’inverno tra il 1932 e il 1933. Si conserva una lettera di Heidegger in cui rassicura Hannah sul fatto che la loro relazione resterà al riparo dalle vicende politiche. È invece l’ultima lettera che si scrivono in quel travagliato periodo. Nel 1933 Heidegger pronuncia il famoso discorso di rettorato che rivela la sua vicinanza al partito nazista.

Eppure, Arendt riprende i rapporti con lui dopo la guerra. Nel 1950 è in Germania e fa consegnare un biglietto al suo vecchio amante, il quale, come leggiamo in una sua lettera, è trepidante per l'incontro con la sua ex allieva: «Quando l’inserviente mi ha annunciato il tuo nome […] era come se il tempo si fosse improvvisamente fermato». Ci sarà una seconda e poi una terza stagione della loro storia insieme, sostenuta da un’immutata stima reciproca: Arendt sosterrà il grande pensatore tedesco anche in tribunale, difendendolo dalle accuse di complicità con la dittatura nazista.

Il 12 agosto del 1975 si incontrano per l’ultima volta a Friburgo. Quattro mesi dopo, Hannah Arendt muore d’infarto a New York. Heidegger la segue poco dopo, nel maggio del 1976.